Riforma Lavoro, Piano Fornero: Nasce il Contratto Unico

01/02/2012
By YouCV

Secondo il piano messo a punto dal ministro Elisa Fornero verranno affrontati tutti i problemi, anche quello della flessibilità

IL MINISTRO del Lavoro, Elsa Fornero, sostiene che non possono esserci tabù nel momento in cui si avvia un negoziato per la riforma del mercato del lavoro. Soprattutto dopo la lettera inviata in agosto dalla Bce in cui veniva indicato il modo per superare, da una parte, il dualismo nell’attuale mercato del lavoro italiano e dall’altra, l’anomalia del reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa.

“Affronteremo tutti i problemi. Anche quello della flessibilità in uscita. E vi sorprenderemo”. Lo ha dichiarato il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, a Davos, davanti ai potenti dell’economia globale.

A SOLLEVARE la questione a Davos è stato Vittorio Colao, amministratore delegato della Vodafone, trapiantato a Londra, facendo presente che un gruppo come il suo può decidere dove aprire un call center. Può installarlo in Italia, o all’estero. Il tutto a seconda della convenienza,in base ai vantaggi fiscali, alla potenzialità della manodopera, e dalla possibilità di programmare con certezza i costi che riguardano anche la flessibilità in uscita.

SU QUESTO FRONTE, Passera ha assicurato che il tema non sarà eluso, perché il recupero degli investimenti esteri in Italia, crollati dall’inizio della crisi del 2008,  sono indispensabili per sostenere la crescita del Pil. L’articolo 18 potrebbe restare per i lavoratori che oggi ne sono tutelati.

POTREBBE INVECE essere abolito  per i giovani precari, categoria centrale nell’approccio del governo alla riforma. Per chi viene assunto con un contratto a tempo indeterminato, provenendo dal bacino della precarietà, a partire dai contratti a termine, non sarebbe previsto il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa.
 È QUANTO STABILISCE l’articolo 18 che viene considerato un’anomalia tra i paesi europei, ma un risarcimento economico, quello che suggeriva la Bce nella lettera di agosto. Il risarcimento aumenterebbe in base all’anzianità di lavoro. In ogni caso rimarrebbe il divieto di licenziamenti discriminatori legati al sesso, alla religione, alla razza ecc..

UN ARTICOLO 18 dimezzato toglierebbe alle aziende l’alibi secondo il quale non si può assumere perché poi sarebbe impossibile sciogliere il vincolo con il lavoratore. I sindacati potrebbero accettare un meccanismo che già oggi si adotta per i lavoratori delle piccole imprese nelle quali, l’articolo 18 non viene applicato, e questa potrebbe essere primo passo per avviare l’uscita dalla precarietà dei giovani.

A NESSUN lavoratore attualmente occupato verrebbe tolto alcun diritto, e il governo risponderebbe alle richieste fatte dalla Bce.

Fonte: professionefinanza.com

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