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	<title>YouCV: videocurriculum e lavoro</title>
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	<description>Il blog del portale YouCV dedicato a chi cerca lavoro con il videocurriculum</description>
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		<title>Lavoro, Monti: A fine marzo riforma pronta anche senza l&#8217;accordo con le parti sociali</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 14:38:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se la crisi dovesse perdurare, non ci sarà bisogno di intervenire sui conti pubblici. Lo assicura Mario Monti, spiegando che nella manovra di dicembre &#8220;siamo stati doverosamente prudenziali&#8221; scontando anche tassi di crescita dell&#8217;economia reale bassissimi. Per questo motivo, aggiunge, &#8220;se la recessione dura, non ci sarà alcun bisogno di una nuova manovra&#8221;. E sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se la crisi dovesse perdurare, non ci sarà bisogno di intervenire sui conti pubblici. Lo assicura Mario Monti, spiegando che nella manovra di dicembre &#8220;siamo stati doverosamente prudenziali&#8221; scontando anche tassi di crescita dell&#8217;economia reale bassissimi. Per questo motivo, aggiunge, &#8220;se la recessione dura, non ci sarà alcun bisogno di una nuova manovra&#8221;. E sul lavoro promette: riforma entro fine marzo anche senza accordo con le parti sociali.<br />
Lungo applauso per il premier<br />
Al termine dell&#8217;intervento la platea ha salutato il premier con un lungo applauso.</p>
<p>&#8220;Non serve una nuova manovra&#8221;<br />
&#8220;Non ci sarà bisogno di una nuova manovra&#8221;, perché &#8220;sono già incorporati i margini di prudenza&#8221;, ha spiegato il premier intervenendo all&#8217;incontro con la comunità finanziaria a Piazza Affari a Milano.</p>
<p>&#8220;Lavoro, avanti con la riforma. Con o senza accordo&#8221;<br />
Il governo è &#8220;fiducioso&#8221; che si possa arrivare a un accordo con le parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro, ma punta a presentarla in Parlamento comunque entro i tempi previsti, ha detto ancora Monti, cioè &#8220;entro fine marzo&#8221;, anche senza tale accordo. &#8220;Si possono fare riforme in Italia e la gente è in grado di capire&#8221;, ha precisato.</p>
<p>&#8220;Vita più semplice per i contribuenti onesti&#8221;<br />
Dal punto di vista fiscale il governo Monti ha &#8220;anche l&#8217;obiettivo di far affluire ai contribuenti onesti, in forma di minore aggravio fiscale, il gettito della lotta accresciuta contro l&#8217;evasione&#8221;, sempre secondo le parole del premier, che ha proseguito: &#8220;Vogliamo rendere ai contribuenti onesti la vita più semplice dal punto di vista fiscale e ci saranno molti provvedimenti in questo senso&#8221;.</p>
<p>&#8220;Domani online i patrimoni dei ministri&#8221;<br />
Il premier ha confermato che martedì sui siti dei ministeri saranno pubblicate le dichiarazioni patrimoniali dei membri del governo &#8220;anche se non richieste dalla legge. In seguito proporrò che tutto il personale politico e amministrativo di alto livello si sottoponga a qualcosa di analogo&#8221;.</p>
<p>&#8220;Bene le crociate contro i privilegi della Casta&#8221;<br />
&#8220;E&#8217; bello che ci siano crociate contro i privilegi della Casta&#8221;, ha detto poi Monti, precisando che &#8220;siamo ben lontani da realizzare quello che andrebbe fatto ma qualcosa è stato fatto&#8221;, anche se &#8220;il numero delle auto blu resta sconfinato&#8221;.</p>
<p>&#8220;La Grecia il focolaio più pericoloso&#8221;<br />
Uno degli elementi su cui l&#8217;Italia ha lavorato e lavorerà, ha aggiunto, è premere sulla &#8220;attenzione al più pericoloso focolaio&#8221;, quello greco.</p>
<p>&#8220;La Borsa è una ricchezza, può spingere la crescita&#8221;<br />
La Borsa italiana, ha precisato ancora Monti, &#8220;è una delle ricchezze del nostro sistema: il numero delle società quotate è ancora inferiore rispetto alle altre realtà europee. Una Borsa con un numero più alto di imprese quotate può dare un contributo fondamentale! per la crescita.</p>
<p>&#8220;Non sempre il salotto buono ha fatto l&#8217;interesse dell&#8217;Italia&#8221;<br />
&#8220;Dispiace andare contro la nozione elegante e piacevole di salotto buono, ma pensiamo che in passato abbia qualche volta tutelato il bene esistente e consentito la sopravvivenza un po&#8217; forzata dell&#8217;italianità di alcune aziende, impedendo la distruzione creatrice schumperteriana e non sempre facendo l&#8217;interesse di lungo periodo&#8221;. Con queste parole Monti ha chiarito che, nonostante quanto sostenuto da alcuni media nella &#8220;cronaca veloce&#8221;, i professori non hanno &#8220;deferenza&#8221; verso il mondo della finanza.</p>
<p>Fonte:<a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/economia/articoli/1037639/monti-non-serve-una-nuova-manovra.shtml" target="_blank"> tgcom24.mediaset.it</a></p>
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		<title>Lavoro per i giovani? Ci pensa il non profit</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 14:35:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>YouCV</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Milano 20 mila posti nelle coop sociali e le occasioni aumentano nonostante la crisi Il Terzo settore: «La politica investa su di noi» Ventottomila lavoratori in mobilità, quindi licenziati, in provincia di Milano. Altri 45 mila in cassa integrazione. Di questi, circa 25 mila destinati a perdere il posto. Il tasso di disoccupazione giovanile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Milano 20 mila posti nelle coop sociali e le occasioni aumentano nonostante la crisi Il Terzo settore: «La politica investa su di noi»</p>
<p>Ventottomila lavoratori in mobilità, quindi licenziati, in provincia di Milano. Altri 45 mila in cassa integrazione. Di questi, circa 25 mila destinati a perdere il posto. Il tasso di disoccupazione giovanile in regione è cresciuto del 4% dall&#8217; inizio della crisi.</p>
<p>Il tema dell&#8217; occupazione è centrale per lo sviluppo del Paese. Milano compresa. Che fare? Il mondo del non profit non ha dubbi: «Noi ci siamo. E possiamo creare nuove opportunità di impiego». Per avere un bilancio aggiornato e preciso del lavoro creato dal non profit bisognerà pazientare qualche mese e attendere la pubblicazione dei dati Istat. Per il momento non resta che accontentarsi di stime che parlano di 750 mila posti di lavoro generati dal Terzo settore in Italia. Di questi, circa 330 mila provengono dalle cooperative sociali.<br />
Solo in Lombardia le coop di tipo A e B occupano 68 mila persone, di cui poco meno di 20 mila a Milano (in questo caso i dati forniti dalla Regione sono aggiornatissimi). «Non c&#8217; è dubbio, se vogliamo davvero puntare alla piena occupazione nel nostro Paese bisogna investire nel non profit», insiste Stefano Zamagni, presidente dell&#8217; agenzia per il Terzo settore che il governo si dice determinato a chiudere. «Le cooperative sociali generano occupazione buona nella stragrande maggioranza dei casi», puntualizza Felice Scalvini, presidente di Assifero, associazione di fondazioni ed enti di erogazione. «Fino a ora le cooperative sociali hanno continuato ad aumentare i posti di lavoro creati. Più 1% nel 2011 &#8211; continua Scalvini -. Certo, adesso il gioco si fa pesante.</p>
<p>La forte contrazione delle risorse pubbliche sta costringendo tutti a ristrutturare. Ma il settore continua ad avere potenzialità enormi».<br />
Secondo Scalvini il governo dovrebbe solo «non tassare più gli utili che le imprese sociali reinvestono nella loro stessa attività». Un problema serio messo in luce dal mondo della cooperazione è quello del credito. «La situazione è sempre più pesante, anche perché i pagamenti delle pubbliche amministrazioni arrivano con il contagocce», dice Felice Romeo, presidente delle cooperative di servizi lombarde vicine a Legacoop. Un ruolo importante sul fronte occupazione è svolto dalle cooperative di tipo B che sono tenute a impiegare almeno un terzo di addetti appartenenti a categorie svantaggiate come ex detenuti, tossicodipendenti, disabili fisici e psichici. «Forse sarebbe il caso di pensare a un allargamento di queste categorie», lancia l&#8217; idea Anna Puccio, direttore generale del gruppo cooperativo Cgm (45 mila addetti in Italia). In quali direzioni? «Immigrati con particolari difficoltà di inserimento &#8211; risponde Puccio -. Ma anche over 50. Soprattutto dopo l&#8217; ultima riforma che ritarda la pensione, chi perde il posto dopo i 50 anni rischia grosso. Riscontriamo già un aumento dei curriculum che arrivano ai nostri sportelli». Ma quali sono i posti di lavoro creati dal non profit? Prendiamo la cooperativa Spazio aperto di Milano. È nata nell&#8217; 84 e negli ultimi due anni è passata da 160 a 267 dipendenti, di cui 97 con forme di disabilità. «Ci occupiamo di ambiente, pulizie, piccole manutenzioni per conto di aziende, Comuni, grande distribuzione. La nostra sede principale è in via Gorchi, al Giambellino», racconta il direttore, Alberto Fontana. C&#8217; è anche chi ha osato aprire in piena crisi. La cooperativa Anni versati ha alzato l&#8217; anno scorso la saracinesca di Ciccilla, una polpetteria in via Volta, a Milano, che ora dà lavoro a sei persone, di cui tre disabili psichici. «Se tutto continua per il verso giusto presto apriremo un nuovo punto vendita», assicura la coordinatrice, Sabina Bellione. E in questo caso bisognerà naturalmente raddoppiare il personale. Ma ci sono anche le associazioni di volontariato tout court che si mobilitano per favorire l&#8217; occupazione. È il caso di Soliles, che promuove l&#8217; impresa attraverso il microcredito e la consulenza di tecnici-volontari. «Anche per noi il problema è far capire le potenzialità del ciclo virtuoso che possiamo mettere in moto &#8211; dice uno dei soci, Giovanni Acquati -. Ma ora credo che il nostro possa essere un contributo davvero importante».</p>
<p>Fonte: <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/febbraio/19/Lavoro_per_giovani_pensa_non_co_7_120219034.shtml" target="_blank">archiviostorico.corriere.it</a></p>
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		<title>Giovani e lavoro, il sogno resta il posto fisso. Per averlo l&#8217;84% è disposto a guadagnare meno</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 14:01:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oltre il 70% è pronto ad allontanarsi da casa per un impiego sicuro. Ma solo il 56 andrebbe in un altro Paese Davvero i giovani italiani hanno in mente solo il mito del posto fisso e vedono con sfavore l&#8217;idea di mettersi in gioco in termini più imprenditoriali? E davvero tendono a cercare solo posti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oltre il 70% è pronto ad allontanarsi da casa per un impiego sicuro. Ma solo il 56 andrebbe in un altro Paese</p>
<p>Davvero i giovani italiani hanno in mente solo il mito del posto fisso e vedono con sfavore l&#8217;idea di mettersi in gioco in termini più imprenditoriali? E davvero tendono a cercare solo posti di lavoro vicini alla famiglia di origine?<br />
I dati di una recente ricerca scientifica, condotta tra i giovani fra i 18 e i 34 anni, ci aiutano a comprendere, al di là delle affermazioni e ipotesi che si sono succedute in questi giorni, come stanno realmente le cose.<br />
La sicurezza e la stabilità del posto costituiscono senza dubbio, ancora oggi, l&#8217;elemento più attrattivo in un lavoro per la maggioranza relativa dei giovani italiani. Alla richiesta di scegliere qual è l&#8217;aspetto più importante in una occupazione, più di uno su tre cita senza esitazione il «posto fisso» che risulta contare assai più dello stipendio e ancor più dell&#8217;interesse del tipo di lavoro. Meno del 4% cita come elemento più importante la possibilità di fare carriera o quella di imparare cose nuove ed esprimere le proprie capacità. La posizione stabile rappresenta dunque per gran parte della popolazione giovanile (ma anche per quella più matura) il connotato più atteso. Il che è per molti versi comprensibile, dato che non tutti debbono possedere necessariamente uno spirito imprenditoriale e che, nella fase economica che stiamo attraversando, conquistare un posto fisso costituisce per molti un grande privilegio (anche se le ricerche condotte in passato mostrano come anche prima della crisi la stabilità dell&#8217;impiego abbia sempre rappresentato l&#8217;aspetto più ambito in una occupazione). Risulta particolarmente attratto dalla sicurezza del posto di lavoro chi possiede titoli di studio più bassi e, ovviamente, chi in questo momento è alla ricerca di un impiego.</p>
<p>Questi orientamenti sono confermati anche dalle risposte al quesito relativo alla preferenza tra un lavoro «sicuro anche se meno redditizio» e uno «meno sicuro con più prospettive di reddito»: quasi nove giovani su dieci (per l&#8217;esattezza l&#8217;84%) optano senza esitazione per la prima alternativa. La remunerazione può anche essere esigua, quello che importa è la sicurezza. Di qui una netta (per il 75%, con una diminuzione, comunque, rispetto a due anni fa quando era l&#8217;84%) predilezione per un mercato del lavoro «meno flessibile, con meno possibilità di licenziamenti, anche a costo di stipendi più bassi» piuttosto che uno «più flessibile, ma che favorisce stipendi più elevati». Al riguardo si riscontrano significative differenze territoriali, con una forte accentuazione a favore di una minor flessibilità del mercato del lavoro tra i giovani residenti nelle regioni meridionali (beninteso, anche la gran parte degli under 34 che abitano al Nord opta per quest&#8217;ultima alternativa).</p>
<p>Per conquistare il posto fisso, la netta maggioranza dei giovani italiani è disposta ad affrontare molti sacrifici, compreso quello di trasferirsi lontano da casa propria. In particolare, oltre il 70% &#8211; e ancor più tra i residenti nel meridione e nel Nord-Est &#8211; si dichiara pronto ad accettare un lavoro anche lontano dalla propria regione di residenza (ma il 30%, quasi uno su tre, non risulta disposto a una soluzione simile). Invece solo poco più di metà (56%) dei giovani italiani dice sì all&#8217;idea di un posto di lavoro, anche se fisso, in un altro Paese europeo: l&#8217;apertura appare molto maggiore tra i giovanissimi fino a 24 anni, mentre si attenua, forse a causa di famiglie già formate, tra chi ha tra i 25 e i 34 anni. È curioso notare che la disponibilità a trasferirsi appare relativamente più elevata tra chi possiede un diploma di scuola media superiore. I laureati, invece, forti del loro titolo di studio, appaiono paradossalmente più restii a spostarsi.<br />
Questa è, dunque, la cultura del lavoro prevalente nelle nuove (ma anche nelle vecchie) generazioni del nostro Paese. Se è vero, come molti autorevoli studiosi e osservatori hanno sottolineato in queste settimane, che la prospettiva del posto fisso a vita è ormai sulla via del tramonto, travolta in particolare dai processi di globalizzazione e dalla sfavorevole congiuntura economica, è vero anche che questo mutamento pare accolto con grande sfavore e ostilità dagli italiani (e non solo da questi ultimi).</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.corriere.it/cronache/12_febbraio_12/giovani-lavoro-sogno-posto-fisso-mannheimer_b7f0cbb0-5548-11e1-9c86-f77f3fe7445c.shtml?fr=box_primopiano" target="_blank">corriere.it</a></p>
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		<title>Il lavoro amico dei giovani? È nelle piccole regioni</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 13:57:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Marche, Valle d&#8217;Aosta, Umbria. Sono di taglia small le Regioni &#8220;amiche&#8221; dei giovani. Territori con minori barriere all&#8217;ingresso nel mondo del lavoro, dove tassi di disoccupazione sotto la media, alti livelli d&#8217;istruzione e doti imprenditoriali danno vita a un mix che spinge le nuove generazioni verso buone prospettive di carriera. Il Centro studi Datagiovani ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Marche, Valle d&#8217;Aosta, Umbria. Sono di taglia small le Regioni &#8220;amiche&#8221; dei giovani. Territori con minori barriere all&#8217;ingresso nel mondo del lavoro, dove tassi di disoccupazione sotto la media, alti livelli d&#8217;istruzione e doti imprenditoriali danno vita a un mix che spinge le nuove generazioni verso buone prospettive di carriera. Il Centro studi Datagiovani ha elaborato per il Sole 24 Ore l&#8217;indicatore &#8220;Youth friendly&#8221; che misura il potenziale di attrattività del territorio per gli under 30 in base a cinque asset: mercato del lavoro, imprenditoria, istruzione, demografia e dinamica della crisi. Posto pari a 100 il valore dell&#8217;Italia, 13 regioni si collocano sopra la media, le altre sono al di sotto. Ne emerge un quadro inedito del nostro Paese, con le Marche sul gradino più alto del podio e le regioni più piccole spesso in vantaggio su quelle grandi (si veda la tabella a lato).<br />
«Nelle aree a dimensioni ridotte &#8211; commenta Maurizio Del Conte, docente di diritto del lavoro all&#8217;Università Bocconi &#8211; c&#8217;è un minore mismatch tra formazione, aspirazioni professionali e sbocchi dei giovani, mentre in quelle con maggior peso economico il gap si allarga, nonostante ci siano più offerte di lavoro in valore assoluto». Le Marche, ad esempio, primeggiano per istruzione, elevato numero di laureati residenti tra i 30 e i 34 anni e scarsa disoccupazione under 30 (14% nel 2011 rispetto a una media del 20%, anche se in aumento di quasi quattro punti rispetto al pre-crisi). Situazione analoga in Umbria, che si distingue anche per una bassa dispersione scolastica (13% contro il 18,8% della media).<br />
«I numeri – spiega Luigi Campiglio, ordinario di politica economica all&#8217;Università Cattolica – dimostrano che il Centro, soprattutto sul versante adriatico, è un&#8217;area in cui c&#8217;è maggiore equilibrio economico-sociale e capacità di assorbire gli shock esterni provocati dalla crisi, oltre a una buona fetta di amministratori pubblici giovani». Ai primi posti del ranking anche il Molise (4°) che – pur ottenendo risultati non troppo soddisfacenti per quanto riguarda il mercato del lavoro (soprattutto per l&#8217;elevata inattività, al 66% nel 2011) – primeggia sul terreno dell&#8217;imprenditoria (con un tasso di sopravvivenza delle aziende a 5 anni dall&#8217;avvio del 55,5%).<br />
Sesto il Trentino Alto Adige, «molto efficiente sul fronte occupazionale &#8211; dice Michele Pasqualotto, ricercatore di Datagiovani &#8211; e con un esiguo numero di Neet, ma con scarsi risultati per l&#8217;imprenditoria: i giovani capitani d&#8217;azienda hanno, infatti, incidenze molto basse sia sul totale degli imprenditori sia sulla popolazione under 30». A metà classifica Toscana, Friuli Venezia Giulia e Piemonte. Solo undicesima la Lombardia, mentre nella parte bassa del ranking Emilia Romagna e Veneto, che portano i segni pesanti della crisi. «In queste aree – osserva Giovanna Vallanti, assistant professor alla Luiss su tematiche legate al mercato del lavoro – i ragazzi hanno sempre avuto buone chance occupazionali: ora invece si trovano spiazzati dal taglio di offerte prodotto dalla recessione che ha colpito di più le aziende a forte vocazione internazionale». In Emilia Romagna sono peggiorate le dinamiche del mercato del lavoro (il tasso di disoccupazione giovanile nel pieno della crisi è più che raddoppiato, passando dal 7% del 2008 al 15% del 2010), mentre il Veneto soffre sull&#8217;imprenditoria giovanile, con incidenze molto basse delle aziende giovani sia sul totale (4,6%), sia sulla popolazione under 30 (4%) e un calo dal 2008 del tasso di sopravvivenza delle imprese a cinque anni di attività (dal 57% al 53,8%).<br />
Tra le grandi regioni, le performance migliori sono registrate dal Lazio che si posiziona al quinto posto, grazie all&#8217;alto livello di istruzione dei giovani e soprattutto alla buona resistenza dimostrata rispetto alla congiuntura sfavorevole. Le big del Mezzogiorno, invece, nonostante abbiano visto peggiorare meno i propri parametri economici a seguito della crisi rispetto alle regioni del Centro-Nord, occupano gli ultimi posti della classifica a causa di un mercato del lavoro da sempre avaro di opportunità (disoccupazione oltre il 30%), abbinato a una pesante dispersione scolastica (dal 23% della Campania al 26% della Sicilia).</p>
<p>Nota metodologica: Per ogni indicatore di ciascun asset è stato attributo punteggio pari 0 alla regione con il valore peggiore e pari a 1 alla regione con quello migliore. Poi è stata costruita una funzione di utilità che unisce minimo e massimo (attraverso una regressione lineare di tutti i dati). I dati delle regioni tra il minimo e il massimo, attraverso questa funzione, vengono così redistribuiti in una scala da 0 a 1.<br />
L&#8217;indicatore finale è stato ottenuto attraverso una media pesata. I pesi utilizzati sono i seguenti: mercato del lavoro, imprenditoria, istruzione, con peso pari a 0,2; socio-demo, con peso pari a 0,1; crisi, con peso pari a 0,3.<br />
Per operare un confronto rapido dei vari territori con la media nazionale è stato posto per ogni indicatore il valore Italia pari a 100, e sono stati riproporzionati tutti quelli delle altre regioni.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-02-13/lavoro-amico-giovani-piccole-063643.shtml?uuid=Aa96ryqE" target="_blank">ilsole24ore.com</a></p>
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		<title>Lavoro, Monti e Fornero ottimisti: &#8216;Riforma entro marzo&#8217;</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 13:05:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ROMA &#8211; La riforma del mercato del lavoro sarà varata entro marzo. Lo afferma il ministro del Lavoro Elsa Fornero che alla domanda dei cronisti se si farà comunque con o senza accordo? Ha risposto &#8220;noi lavoriamo per l&#8217;accordo&#8221;. Alla domanda se la strada sia stretta per trovare un accordo con le parti sociali Fornero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA &#8211; La riforma del mercato del lavoro sarà varata entro marzo. Lo afferma il ministro del Lavoro Elsa Fornero che alla domanda dei cronisti se si farà comunque con o senza accordo? Ha risposto &#8220;noi lavoriamo per l&#8217;accordo&#8221;. Alla domanda se la strada sia stretta per trovare un accordo con le parti sociali Fornero ha risposto: &#8220;é un bel sentiero largo&#8221;</p>
<p>DOMANI VEDO MARCEGAGLIA,MIA PORTA E&#8217; APERTA  &#8211; La porta del ministro del Lavoro &#8220;é aperta&#8221;. Lo afferma il ministro del Lavoro Elsa Fornero sottolineando che domani incontrerà il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, dopo avere incontrato questa mattina il leader della Cgil Susanna Camusso. &#8220;La porta del ministro &#8211; ha detto uscendo dall&#8217;audizione alla Commissione Affari sociali della Camera &#8211; è aperta. Tutti quelli che vogliono vedermi per parlare di riforma del mercato del lavoro con l&#8217;agenda che abbiamo stabilito mi trovano disponibile a parlare&#8221;, ha aggiunto. L&#8217;incontro con le parti sociali dovrebbe tenersi la prossima settimana. &#8220;Il tavolo ci sarà &#8211; ha detto &#8211; quando avremo qualcosa di più concreto, quando saremo pronti. Direi la settimana prossima&#8221;.</p>
<p>Sulla riforma del lavoro &#8221;siamo vicini alla conclusione, che attendiamo non piu&#8217; tardi della fine di marzo&#8221;. Cosi&#8217; il premier Mario Monti, in un&#8217;intervista al Wall Street Journal, ha risposto ad una domanda sui &#8221;passi che fara&#8217; l&#8217;Italia per cambiare le leggi che contengono le tutele dell&#8217;impiego e liberare il mercato del lavoro&#8221;.</p>
<p>Nella sua risposta &#8211; riportata nella trascrizione dell&#8217;intervista, pubblicata sull&#8217;edizione online del quotidiano statunitense &#8211; Monti ha spiegato che &#8220;la direzione delle modifiche è ridurre la segmentazione nel mercato del lavoro italiano tra quelli che sono protetti, a volte iper-protetti e quelli, in particolare i giovani, che non possono effettivamente entrare nel mercato del lavoro&#8221;.</p>
<p>E &#8211; ha proseguito il premier nell&#8217;intervista, rilasciata alla vigilia dell&#8217;incontro con Barack Obama &#8211; &#8220;noi faremo questo aumentando la complessiva flessibilità del mercato del lavoro, muovendoci, con moderazione, verso modelli che esistono con successo in Nord Europa&#8221; a partire dalla &#8220;Danimarca, che è la più celebrata in termini di flexsecurity&#8221;. &#8220;Noi &#8211; ha concluso Monti &#8211; vogliamo permettere più impiego e la rimozione delle barriere che di fatto impediscono l&#8217;entrata&#8221; al mercato del lavoro.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/02/08/visualizza_new.html_75752278.html" target="_blank">ansa.it</a></p>
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		<title>I giovani senza occupazione ma rifiutano 45mila lavori</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 13:03:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>YouCV</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le imprese: non riusciamo a trovare commessi, camerieri, parrucchieri e informatici. Non è solo colpa dei contratti-capestro I giovani senza lavoro. In molti casi è colpa dei contratti capestro che sfiorano lo sfruttamento vero e proprio, ma spesso anche perché rispondo in pochi alle offerte delle imprese e il 52% di chi va ai colloqui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le imprese: non riusciamo a trovare commessi, camerieri, parrucchieri e informatici. Non è solo colpa dei contratti-capestro</p>
<p>I giovani senza lavoro. In molti casi è colpa dei contratti capestro che sfiorano lo sfruttamento vero e proprio, ma spesso anche perché rispondo in pochi alle offerte delle imprese e il 52% di chi va ai colloqui è impreparato.</p>
<p>Di seguito l&#8217;articolo di Francesco De Dominicis</p>
<p>Posti di lavoro scoperti e posti di lavoro in nero. Due facce della stessa medaglia con cui deve fare i conti il Governo di Mario Monti. Proprio mentre è allo studio il discusso pacchetto di misure per l’occupazione, sul tavolo piovono numeri a volontà. Destinati ad alimentare polemiche, i dati della Cgia di Mestre. Secondo cui ci sarebbero ben 45.250 posizioni che i giovani rifiutano: vuoi  per il ridotto numero di candidati che hanno risposto alle inserzioni (circa il 47,6% del totale), vuoi per l’impreparazione di chi si è presentato al colloquio di lavoro (52,4%). Un flop a 360 gradi e, per certi versi, un paradosso.</p>
<p>E chissà che fra i motivi non ci sia pure quella voglia dei giovani di «stare vicino a mamma e papà» denunciata nei giorni scorsi dal ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri. Una «frase infelice», come ha riconosciuto ieri lo stesso numero uno del Viminale che tuttavia è una mezza verità. Sta di fatto che mentre la disoccupazione cresce a ritmi sostenuti,  si rintracciano posizioni scoperte un po’ in tutti i settori. Commessi (5.000), camerieri (2.300);  parrucchieri (1.800),  informatici e telematici (1.400), contabili (1.270),  elettricisti (1.250), meccanici auto (1.250), tecnici della vendita (1.100 posti); idraulici  (1.000); baristi (1.000). Il rovescio della medaglia è il nero. I controlli dell’Inps e della Guardia di finanza hanno portato portato alla luce 117.955 lavoratori finora sconosciuti alla previdenza e al fisco (in calo rispetto ai 150mila del 2010). E oltre la metà delle imprese passate al setaccio è risultata irregolare: su un totale di 244.170 ispezionate ben 149.708  sono risultate fuori legge.</p>
<p>Una doppia fotografia che restituisce un quadro assai complicato nel quale, non c’è dubbio, è urgente intervenire. A spingere la riforma dell’Esecutivo ieri è scesa in campo l’Ocse.L’articolo 18, ha detto il segretario generale dell’organnizzazione con sede a Parigi, «non è il punto fondamentale» della riforma  allo studio in Italia: in realtà, ha spiegato Miguel Angel Gurria , «si parla di flessibilità ma anche di reti di protezione per chi oggi non ce l’ha, e di reinserimento nel mercato del lavoro». Per il ministro del Welfare, Elsa Fornero, non sarà facile raggiungere la sintesi tra le varie posizioni delle parti sociali.</p>
<p>Sulla questione dei “licenziamenti facili” (articolo 18) Susanna Camusso mantiene la linea dura.  «Il problema &#8211; ha dichiarato il capo della Cgil &#8211; non è se il posto è fisso o non è fisso: il posto per ora non c’è. L’emergenza è questa e non si deve colpevolizzare la ricerca del lavoro sotto casa». Più concreto e pragmatico il   segretario  della Cisl, Raffele Bonanni, che auspica una crescita dell’economia che perti più lavoro per tutti» perché «pure quello flessibile non c’è».</p>
<p>Una delle ipotesi in campo prevede l’aumento delle tutele in caso di perdita del posto di lavoro. Così, preoccupato per eventuali nuovi oneri sulle aziende, Marco Venturi, segretario di Rete Imprese, ieri a palazzo Chigi, ha detto chiaro e tondo che eventuali interventi sull’articolo 18 «non dovranno ricadere sulle imprese» con l’introduzione di «insostenibili aggravi di costi».</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.liberoquotidiano.it/news/929593/I-giovani-senza-occupazione-ma-rifiutano-45mila-lavori.html" target="_blank">liberoquotidiano.it</a></p>
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		<title>Posto fisso e giovani &#8216;mammoni&#8217; L&#8217; affondo di Fornero e Cancellieri</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 13:00:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ROMA &#8211; «Le misure dell&#8217; Italia servono anche all&#8217; Europa e sono elementi essenziali per risolvere la crisi dell&#8217; euro». È l&#8217; incoraggiamento giunto ieri al governo dal segretario generale dell&#8217; Ocse (Organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico), Miguel Angel Gurría che ha incontrato il premier. Sul tavolo, la riforma del lavoro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA &#8211; «Le misure dell&#8217; Italia servono anche all&#8217; Europa e sono elementi essenziali per risolvere la crisi dell&#8217; euro». È l&#8217; incoraggiamento giunto ieri al governo dal segretario generale dell&#8217; Ocse (Organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico), Miguel Angel Gurría che ha incontrato il premier. Sul tavolo, la riforma del lavoro, le liberalizzazioni ma anche le «nuove misure» per la crescita. Il premier ha sottolineato l&#8217; importanza che l&#8217; Ocse «possa dare una parola di conforto e di speranza sulle riforme, perché da queste, «non sempre gradevoli e gradite, vengono benefici di crescita senza dover aspettare troppo». Gurría ha incoraggiato Monti a «ridurre il dualismo nel mercato del lavoro e accrescere le opportunità di lavoro dei giovani, aumentare l&#8217; efficienza della pubblica amministrazione, migliorare il sistema fiscale e la lotta all&#8217; evasione, sostenere l&#8217; investimento in infrastrutture». Monti ha detto di essere rimasto «molto impressionato» dal dato secondo cui la metà dell&#8217; incremento di produttività determinato dalle liberalizzazioni «sia attribuibile all&#8217; apertura dei servizi professionali», affermazione importante in concomitanza con il passaggio del decreto Liberalizzazioni in Parlamento. Ma anche ieri è stato il tema del lavoro a tenere banco soprattutto per le dichiarazioni dei ministri Anna Maria Cancellieri (Interno) e Elsa Fornero (Lavoro) che hanno rialimentato la polemica sui licenziamenti. «Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà. Dobbiamo fare un salto, ma non demonizziamo» ha affermato Cancellieri. Sul punto è tornata anche Fornero, affermando che «bisogna spalmare le tutele su tutti, non promettere il posto fisso che non si può dare». Da parte sua, il premier ha cercato di smorzare le polemiche, spiegando che non è intenzione del governo «esasperare» gli animi «particolarmente in una materia importante, sensibile e socialmente cruciale come il mercato del lavoro». L&#8217; obiettivo, ha proseguito Monti, è «trovare quale sia la via migliore perché anche gli istituti del mercato del lavoro e gli ammortizzatori sociali possano dare il loro contributo alla crescita dell&#8217; economia italiana». Ma i tempi non sono lunghi: «Il percorso deve essere rapido, non si può tergiversare, fermarsi, aspettare» ha precisato Fornero. Assicurando però che «la riforma del mercato del lavoro non è fatta per mettere gli uni contro gli altri. Nessuno vuole usare la clava ma vogliamo usare la parte positiva e propositiva del dialogo». Il punto centrale resta la riforma sull&#8217; articolo 18, su cui ieri è intervenuto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, per dire che la norma «non si tocca per chi ha il contratto», mentre per i nuovi assunti, ha aggiunto, «credo che si debba poter discutere per mettere in moto la macchina in Italia». La proposta avanzata dal segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, di ammettere il licenziamento individuale per motivi economici, purché nell&#8217; ambito di un accordo sindacale e con le tutele degli ammortizzatori sociali, sembra risuonare nelle parole di Fornero: «Non vogliamo che non esista la possibilità di licenziare, ma che chi è stato licenziato sia aiutato dalle istituzioni e dall&#8217; azienda a trovare in tempi ragionevoli una nuova occupazione». Ma secondo l&#8217; economista Carlo Dell&#8217; Aringa, la proposta di Bonanni, anche se percorribile, non permetterebbe di aggirare l&#8217; articolo 18 perché «si deve vedere se viene lasciata al lavoratore la possibilità di appellarsi al giudice per verificare se il licenziamento è legittimo o meno». Intanto il tema dell&#8217; articolo 18 è stato al centro della segreteria allargata della Cgil, il cui segretario generale, Susanna Camusso, ieri ha ribadito la necessità di un confronto vero con il governo che serva a trovare soluzioni su «almeno due temi: precarietà e allargamento degli ammortizzatori sociali». Oggi ci sarà un nuovo round tra i sindacati, domani invece il secondo incontro tra gli stessi e Confindustria. «Trovare la quadra sull&#8217; articolo 18 è auspicabile, sarà possibile» è il commento ottimista del presidente dell&#8217; Abi (associazione banche), Giuseppe Mussari. A. Bac. RIPRODUZIONE RISERVATA **** La scheda La proposta della Cisl 1 Il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, ha avanzato la proposta di ammettere il licenziamento individuale per motivi economici, purché nell&#8217; ambito di un accordo sindacale e con le tutele degli ammortizzatori sociali. Positiva la reazione di Confindustria all&#8217; idea La posizione della Cgil 2 La Cgil però sembra orientata a non recepire modifiche sull&#8217; articolo 18: il sindacato guidato da Susanna Camusso vorrebbe, invece, cancellare i contratti che alimentano il precariato ed estendere gli ammortizzatori sociali a un maggior numero di persone La possibile soluzione 3 Alla Cgil potrebbe interessare arrivare a un accordo con Confindustria, Cisl e Uil sui temi sui quali c&#8217; è convergenza, dall&#8217; apprendistato allo sfoltimento dei contratti, fino alla riforma degli ammortizzatori sociali. L&#8217; accordo potrebbe poi essere recepito e integrato dal governo</p>
<p>Fonte: <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/febbraio/07/Posto_fisso_giovani_mammoni_affondo_co_8_120207010.shtml" target="_blank">archiviostorico.corriere.it</a></p>
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		<title>Posto fisso? Le imprese alla ricerca di 45.250 posti tra i giovani</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 11:21:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel 2011 sono stati 45.250 i posti di lavoro per i giovani che le imprese hanno dichiarato di non essere riuscite a reperire sul mercato del lavoro, vuoi per il ridotto numero di candidati che hanno risposto alle inserzioni (pari a circa il 47,6% del totale), vuoi per l’impreparazione di chi si è presentato al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2011 sono stati 45.250 i posti di lavoro per i giovani che le imprese hanno dichiarato di non essere riuscite a reperire sul mercato del lavoro, vuoi per il ridotto numero di candidati che hanno risposto alle inserzioni (pari a circa il 47,6% del totale), vuoi per l’impreparazione di chi si è presentato al colloquio di lavoro (pari al 52,4%). E’ questo il principale risultato emerso da una elaborazione effettuata dalla CGIA di Mestre su dati Excelsior-Ministero del Lavoro. A livello professionale, le figure più difficili da rinvenire sono state quelle dei:<br />
commessi (quasi 5.000 posti di lavoro di difficile reperimento);<br />
camerieri (poco più di 2.300 posti);<br />
parrucchieri/estetiste (oltre 1.800 posti);<br />
informatici e telematici (quasi 1.400 posti);<br />
contabili (quasi 1.270 posti);<br />
elettricisti (oltre 1.250)<br />
meccanici auto (quasi 1.250 posti);<br />
tecnici della vendita (1.100 posti);<br />
idraulici e posatori di tubazioni (poco più di 1.000 posti);<br />
baristi (poco meno di 1.000).</p>
<p>Nei prossimi mesi, quando avremo il consuntivo riferito alle assunzioni avvenute nel 2011, vedremo se le cose sono andate proprio così. Nel frattempo, segnala la CGIA di Mestre, è alquanto paradossale che in una fase economica in cui la disoccupazione giovanile ha toccato negli ultimi mesi il punto più alto, vi siano 45.250 posti di lavoro “inevasi” tra i giovani sino a 29 anni. Professioni che, nella maggioranza dei casi, richiedono una grossa preparazione alla manualità.</p>
<p>Come colmare questi vuoti occupazionali ? “Difficile trovare una soluzione – prosegue Bortolussi – che in tempi ragionevoli sia in grado di colmare un vuoto culturale che dura da più di 30 anni. Innanzitutto bisogna rivalutare, da un punto di vista sociale, il lavoro manuale e le attività imprenditoriali che offrono queste opportunità.</p>
<p>Per questo è necessario avvicinare la formazione scolastica al mondo del lavoro. Attraverso le riforme della scuola avvenute in questi ultimi anni e, soprattutto, con il nuovo Testo unico sull’apprendistato approvato nell’ottobre scorso – conclude Bortolussi – qualche passo importante è stato fatto. Ma non basta. Bisogna fare una vera e propria rivoluzione per ridare dignità, valore sociale e un giusto riconoscimento economico a tutte quelle professioni dove il saper fare con le proprie mani costituisce una virtù aggiuntiva che rischiamo di perdere”</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.statoquotidiano.it/08/02/2012/posto-fisso-le-imprese-alla-ricerca-di-45-250-posti-tra-i-giovani/68707/" target="_blank">statoquotidiano.it</a></p>
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		<title>Riforma del Lavoro: tra posto fisso e competitività</title>
		<link>http://blog.youcv.eu/2012/02/riforma-del-lavoro-tra-posto-fisso-e-competitivita/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 11:17:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>YouCV</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo il tam tam mediatico su &#8220;monotonia del posto fisso&#8221; e &#8220;giovani mammoni&#8221;, inizia un nuovo giro di colloqui sulla riforma del lavoro, con spiragli di intesa sull&#8217;articolo 18 e non solo, per ridisegnare il mercato del italiano, fra i meno competitivi del mondo. Entra nel vivo la Riforma del Lavoro, accompagnata da un dibattito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il tam tam mediatico su &#8220;monotonia del posto fisso&#8221; e &#8220;giovani mammoni&#8221;, inizia un nuovo giro di colloqui sulla riforma del lavoro, con spiragli di intesa sull&#8217;articolo 18 e non solo, per ridisegnare il mercato del italiano, fra i meno competitivi del mondo.</p>
<p>Entra nel vivo la Riforma del Lavoro, accompagnata da un dibattito particolarmente acceso, alimentato dalle esternazioni del premier Mario Monti e dei ministri Elsa Fornero e Anna Maria Cancellieri.</p>
<p>Flessibilità, articolo 18, contratti, ammortizzatori sociali: i temi in discussione presso il tavolo aperto al Ministero del Welfare sono molti, anche se le varie dichiarazioni ministeriali tendono a far ruotare questa “fase mediatica” intorno al tema del posto fisso.</p>
<p>Le prossime giornate saranno importanti per capire come si stanno definendo le diverse posizioni in campo sulla riforma del lavoro.</p>
<p>Oggi, 7 febbraio, sia sul fronte sindacale sia su quello imprenditoriale la giornata è stata dedicata più che altro a tavoli tecnici, probabilmente in vista del prossimo vertice al Ministero.</p>
<p>Prima però si incontreranno sindacati e imprenditori (questa volta non ci sarà solo Confindustria, ma anche Rete Imprese Italia, ovvero le Pmi, l’Abi, ovvero le banche, l’Ania, assicurazioni): e in questa sede presumibilmente si cercheranno i punti comuni da valorizzare in sede di tavolo ministeriale. Appuntamento, quest’ultimo, che con ogni probabilità verrà fissatoper i primi giorni della prossima settimana, a ridosso della metà di febbraio.</p>
<p>Del resto, forse l’unico dato certo emerso dall’incontro del 2 febbraio al ministero è stato, oltre a una sempre più precisa definizione dei temi sul tavolo, quello relativo ai tempi: due o tre settimane, ha dichiarato il ministero Elsa Fornero.</p>
<p>Da quel giorno, bisogna dirlo, il dibattito “pubblico”, che forse sarebbe meglio definire mediatico, si è concentrato prima sulle dichiarazioni di Monti, che ha definito “monotono” il posto fisso, e poi sui successivi interventi di due ministri, la stessa Fornero e la titolare degli Interni Anna Maria Cancellieri.</p>
<p>La prima relativa all’illusione del posto fisso che non esiste più, la seconda sui giovani che vorrebbero ancora il posto fisso vicino a mamma e papà, che ricalca un pò quella famosa frase sui “bamboccioni” di Tommaso Padoa Schioppa.</p>
<p>Poi, a gettare acqua sul fuoco è nuovamente intervenuto Mario Monti: «Mi sfugge quale potrebbe essere la ragione o l’intento da parte del Governo di esasperare alcunchè in generale e, in particolare, in una materia così sensibile e socialmente cruciale come il mercato del lavoro». La stessa Cancellieri ha rettificato, parlando di «frase infelice» che non intendeva «mancare di rispetto».</p>
<p>Ma nel frattempo, il tam tam su organi di stampa, schermi televisivi, pagine web e social network è imperversato. Senza risparmiare un colpo basso al ministro Fornero, la cui figlia, Silvia Deaglio, ha un “posto fisso” all’università di Torino (con ottimo curriculum, completo di master negli Usa e numerose pubblicazioni, ma si tratta comunque dell’università in cui insegnano sia la madre che il padre, l’economista Mario Deaglio, e difficilmente la circostanza poteva non venire fuori nel bel mezzo di cotanto dibattito).</p>
<p>Al di là del dibattito, peraltro importante visto che si sta mettendo mano a quella che promette di essere una importante riforma del mercato del lavoro, quel che conta saranno le misure che alla fine verranno decise.</p>
<p>Partiamo dal tema che al momento sembra più caldo, l’articolo 18. Sembra, ma la prudenza è d’obbligo vista la delicatezza del tema e della fase, che si inizino a intravedere delle ipotesi di accordo.</p>
<p>La posizione degli imprenditori è nota: Confindustria ritiene che l’articolo 18 (che impedisce il licenziamento senza giusta causa nelle aziende oltre i 15 dipendenti) vada «rivisto in modo serio» anche per rendere il mercato del lavoro italiano maggiormente in linea con quello europeo.</p>
<p>Rete Imprese Italia sottolinea che non si debba farne un fatto ideologico, e fa notare che «una gran parte delle imprese italiane, ad esempio le piccole e medie imprese, non hanno questo vincolo» e, sottolinea il presidente Marco Venturi, «non mi pare che nelle piccole imprese ci sia un precariato diffuso».</p>
<p>Le novità degli ultimi giorni, forse bisognerebe dire le aperture, arrivano dal fronte sindacale: nessuna delle tre sigle confederali è disposta a cancellare l’articolo 18, ma il leader della Cisl Raffaele Bonanni ha introdotto il concetto di “manutenzione”, ad esempio rivedendo «i tempi del giudizio e alcuni aspetti che riguardano il giudizio», che è stato già raccolto dal leader della Uil, Luigi Angeletti. Il quale apre a una possibile riscrittura dell’articolo 18, che continuando a tutelare il lavoratore dai licenziamenti discriminatori apra invece alla possibilità di licenziamenti per ragioni economiche.</p>
<p>Resta più rigida la posizione della Cgil, che tuttavia non sta minacciando di lasciare il tavolo. Susanna Camusso ribadisce la difesa dell’articolo 18 ma ammette, ad esempio, che «le cause di lavoro non possono durare un tempo infinito».</p>
<p>Fra le ipotesi attorno alle quali sembra si tenterà la ricerca di un consenso, quella di tenere l’articolo 18 ma di modifiarlo rendendo più facili i licenziamenti per motivi economici (crisi aziendale), dietro il pagamento di un indennizzo economico.</p>
<p>Ma sembra anche probabile che, essendo l’articolo 18 l’argomento più spinoso, non sia il primo tema che verrà affrontato dalle parti, che magari cercheranno prima di trovare punti di incontro su altre materie (apprendistato, contratti, ammortizzatori sociali) e solo alla fine affrontare l’argomento licenziamenti.</p>
<p>Emerge, forse, dal clima di questi giorni, una generale volontà di arrivare a un accordo, anche in considerazione del fatto che il Governo ha detto chiaro e tondo che intende comunque fare la riforma.</p>
<p>Obiettivo: rendere più europeo il mercato del lavoro italiano. In effetti nelle classifiche sulla competitività il fardello numero uno dell’azienda Italia è proprio rappresentato dal mercato del lavoro.</p>
<p>Secondo il consueto report annuale del World Economic Forum l’Italia, che è considerata 43esima al mondo nella classifica generale della competitività, considerando il solo mercato del lavoro è al 123esimo posto (su 142 paesi). I motivi principali sono: la scarsa flessibilità nella determinazione dei compensi, le regole troppo rigide di assunzione e licenzimento, il rapporto fra stipendio e produttività, il livello di coooperazione fra le parti sociali (imprese e lavoratori).<br />
Fonte: <a href="http://www.pmi.it/economia/lavoro/articolo/52239/riforma-del-lavoro-tra-posto-fisso-e-competitivita.html" target="_blank">pmi.it</a></p>
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		<title>Lavoro: il 70% degli italiani è pronto a mettersi in proprio, meno propense le donne</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 11:15:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>YouCV</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L’idea di imprenditorialità piace sempre di più. Il 70% degli italiani è favorevole al fenomeno dell’autoimprenditorialità, con un picco del 78% nella zona del Nord-Est, considerata dunque la più ottimista. Il 53% degli italiani pensa di potersi mettere in proprio, con una prevalenza degli uomini rispetto alle donne, differenza confermata anche a livello europeo. Fra le donne italiane, però, solo una quota pari al 31% si immagina effettivamente imprenditrice.</p>
<p>Questi alcuni dei dati emersi da una ricerca sull’autoimprenditorialità in Europa, con focus sulla situazione italiana e sul lavoro femminile, presentata stamattina presso la Sala del Refettorio, Biblioteca della Camera dei deputati, da Amway, azienda leader mondiale nella vendita diretta, e condotta da Gfk Eurisko in 12 Paesi, su un campione di 13.606 persone. A moderare la tavola rotonda, cui hanno partecipato Monica Milone, direttore Relazioni esterne di Amway Italia, la senatrice Maria Ida Germontani, e Marisa Montegiove, vicepresidente di Manageritalia servizi e responsabile Gruppo donne manager, è stato Fabio Bistoncini, amministratore delegato di Fb&amp;Associati.</p>
<p>“Amway ha commissionato la ricerca sull’autoimprenditorialità -spiega Milone- perché ha sentito la necessità di valutare come è percepita l’opportunità nei vari Paesi europei. Il dato interessante emerso è che, nonostante il fenomeno sia guardato con positività, il 40% degli europei -afferma Milone- pensa di non avere le basi e le nozioni economiche per riuscire a fare impresa; dato che sale al 44% in Italia”. Una consapevolezza che si traduce in una lamentela, spiega ancora Milone, “per la mancanza di programmi pubblici di formazione ed educazione finanziaria: in Italia è il 69% del campione a evidenziare tale mancanza nell’offerta formativa, mentre in Europa il numero percentuale scende a 58. Gli italiani, in particolare, non si sentono preparati -sottolinea- non solo perché non ci sono programmi specifici, ma perché non c’è informazione su quei pochi che esistono”.</p>
<p>Tra i motivi che spingono ad avviare un’impresa, come emerge dalla ricerca, al primo posto l’indipendenza, dato che porta Milone a fare una riflessione: “E’ curioso vedere come la criticità maggiore di mettersi in proprio è anche l’aspetto che attira di più, forse per il fatto di non doversi sentir dire come, quando e cosa fare”. Dopo l’indipendenza, motivo più importante per il 46% degli intervistati europei e per il 43% degli italiani; al secondo posto si classifica la possibilità di realizzare se stessi e, solo al terzo, la conciliazione di impegni familiari e lavorativi. “Ma alla domanda specifica ‘è importante la conciliazione?’, gli italiani -precisa Milone- rispondono di sì per il 68%”. La fotografia sull’autoimprenditorialità femminile presentata da Milone, direttore Relazioni esterne di Amway, presenta un quadro che, nonostante le difficoltà, lascia spazio a varchi importanti. “Meno di un terzo delle donne italiane favorevoli al fenomeno si sente preparato -dice Milone- ad affrontare l’avvio di un’impresa; le donne, inoltre, sentono maggiore necessità di formazione e considerano particolarmente importante -conclude- coniugare impegni lavorativi e familiari”. Il contributo al dibattito di Montegiove, vicepresidente di Manageritalia servizi, verte, invece, sulla difficoltà per le donne di raggiungere i vertici delle aziende. “Le donne -avverte- sono una risorsa troppo spesso trascurata; basti pensare che il 58% dei laureati è rappresentato da donne, e con risultati molto soddisfacenti”.</p>
<p>“Non utilizzare queste risorse è, oltre che uno spreco, indice di poca intelligenza da parte delle aziende”. “Tra uomini e donne, inoltre , esiste un gap salariale, e il divario -continua- è sentito soprattutto ai livelli più bassi. La vasta fetta di donne favorevoli all’imprenditoria -precisa Montegiove commentando i risultati della ricerca- rappresenta, comunque, la voglia di superare questo divario, sia per quanto riguarda le differenze retributive che la conciliazione casa-lavoro”. Ma dai dati emerge che, se nelle piccole e medie imprese le donne manager sono pochissime, nelle multinazionali, come spiega Montegiove, la situazione è anche più critica: “I vertici aziendali sono legati a una presenza femminile di ‘figlie d’arte’; e, agli apici, di manager donne che hanno fatto la gavetta ce ne sono pochissime”. Una tendenza negativa che, secondo Montegiove, deve essere combattuta con “informazione e formazione capillare, come fa la nostra associazione attraverso progetti mirati”.</p>
<p>La senatrice Germontani, infine, pone l’accento sull’importanza di formazione e accesso al credito per giovani e donne. “C’è un dato che mi fa riflettere particolarmente: il fatto che ci sia una forte richiesta di formazione e la consapevolezza di non essere preparati; cosa che, soprattutto per le donne, coinvolge il concetto di autostima”. “Il tema centrale è dare occupazione e in questo la scuola può aiutare, passando da una fase in cui era ‘scuola-maestra di vita’ a una fase in cui è in grado di c reare il passaggio al mondo del lavoro; così come -aggiunge- possono aiutare le aziende, con percorsi formativi professionali mirati”. Accanto alla formazione, però, Germontani auspica “il cambiamento e una riforma del lavoro che coinvolga sia il lavoro dipendente che imprenditoriale”. “Inoltre, le banche devono prendere serie e tempestive iniziative per l’accesso al credito di imprese guidate da giovani e donne: stiamo già affrontando -conclude- provvedimenti concreti, calati nella realtà di tutti i giorni”.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.genova24.it/2012/02/lavoro-il-70-degli-italiani-e-pronto-a-mettersi-in-proprio-meno-propense-le-donne-27703/" target="_blank">genova24.it</a></p>
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